Marzo 14 2019

I veneziani negli anni Sessanta

Come si viveva a Venezia negli anni Sessanta? Cosa è cambiato rispetto ai giorni nostri? Se queste tematiche vi incuriosiscono non potete perdere la mostra “I Veneziani negli anni ’60” che verrà inaugurata sabato 23 marzo alle ore 17:30 al Multimedial Laboratory Art Conservation in Fondamenta della Misericordia a Cannaregio e che resterà aperta fino al 14 aprile. L’ingresso è gratuito per tutti.

La mostra, curata dal collezionista e studioso della fotografia del Novecento Mario Trevisan, si divide in cinque sezioni ed è dedicata alle opere fotografiche di Andrea Grandese, fotografo che con i suoi splendidi scatti ha immortalato un’epoca e una venezianità ormai quasi perduta

1. Venezia città operosa (i mestieri). Il commercio minuto e necessario era gestito da uomini e donne pigramente dedicati al loro lavoro quotidiano, ineluttabile e sereno.
2. Venezia città antica (gli anziani). I vecchi, poveri o no, trovavano dovunque i loro spazi tranquilli in riva degli schiavoni o nei bar alla periferia del centro storico.
3. Venezia città chiassosa (i bambini). Nei favolosi anni sessanta i bambini giocavano nei campi e nuotavano nei canali, correndo rischi oggi impensabili, in splendida assenza di madri affaccendate a tenere in ordine la casa in affitto e di padri occupati nell’accumulazione di beni primari e non.
4. Venezia città viva (la gente). Ma dove sono finiti tutti? Quando è cominciato l’esodo? E perché? Non lo so. So però che la vita di quelli che l’hanno costruita è tutta ancora nelle pietre, nelle strade, nelle opere che oggi  tutti gli “altri” usano e che “noi” vorremmo salvare quale reperto storico irriproducibile. Per “noi” la città è sempre stata lì, immancabile, presente, nella quale era normale vivere, usabile senza paura, vissuta da tutti, perfetta, “nostra”.
5. Venezia città silente (i luoghi della quotidianità). Fotografie in bianco e nero, dunque, scattate con una reflex Pentax da un ventenne curioso e solitario alla ricerca della vita. Oggi queste foto ci aiutano a comprendere “quanta acqua sia passata sotto i ponti” di questa città cresciuta sull’acqua e per la quale è sempre più necessario chiedere ad alta voce: salvemo almanco ‘e piere (salviamo almeno le pietre).

Buona visita a Venezia