Novembre 21 2018

Madonna della Salute e Redentore: due feste per celebrare la fine della pestilenza

Nel 1629 una terribile epidemia di peste colpì tutta l’Italia settentrionale arrivando fino al Gran Ducato di Toscana e più a nord alla Svizzera. Ricordata come “peste manzoniana” perché raccontata da Alessandro Manzoni nel romanzo “I promessi sposi” la terribile malattia provocò migliaia e migliaia di morti. Venezia era già stata colpita dalla peste nel 1575 contagiando in due anni più di 50.000 persone, quasi un veneziano su tre. Così nel settembre del 1576 il Senato chiese l’aiuto divino facendo voto di realizzare una nuova chiesa intitolata al Redentore e nel maggio del 1577 si pose la prima pietra del progetto di Andrea Palladio e il 20 luglio successivo si festeggiò la fine della peste con una processione che raggiungeva la chiesa attraverso un ponte di barche, dando inizio a una tradizione che dura ancor oggi. Quando cinquant’anni dopo la città fu nuovamente colpita, i veneziani non persero tempo, forti dell’esperienza precedente anche perché la seconda pestilenza fu molto peggio della precedente: tra il luglio e l’ottobre di quel tragico 1629 tra la città e il resto del dogado veneziano morirono circa 150 000 persone, pari al 40% della popolazione. Come voto per la fine della peste il patriarca di Venezia Giovanni Tiepolo decretò che si erigesse la Basilica di Santa Maria della Salute, terminata nel 1632 e costruita a tempi di record. Come per la festa del Redentore, ogni anno da quasi mezzo secolo, viene costruito un ponte votivo che attraversando il Canal Grande collega Santa Maria del Giglio alla fondamenta dove si erge la Basilica della Salute. E ogni anno il 21 novembre i veneziani lo attraversano in processione per rendere omaggio alla Madonna accendendo un cero e per comprare palloncini colorati, frittelle e zucchero filato ai bambini.

Ponte votivo Madonna della Salute Venezia
Buona visita a Venezia